(fotografia scattata da @Mrjoezee)
Una settimana intera della moda non la reggiamo: i piedi sono distrutti, le gambe pure, il mal di testa ci assale e la pasta col ragù di cinghiale toscano ci ha risvegliate in questa Domenica mattina contraddistinta dalla parola dolce in due accezioni: Dolce Far Niente e, ebbene sì, Dolce e Gabbana.
Quindi eccoci, a sfilata terminata, goduta in streaming dalla nostra dimora milanese, che ci guardiamo e applaudiamo allo schermo di un freddo Macbook bianco. “Esagerate“, dite? Può essere, ma aspettate: ecco alcuni punti che spiegano la nostra emozione alla vista di una collezione S/S 2011 che, come già tutti dicono su Twitter, è un (o forse “il”?) trionfo di questa fashion week milanese.
1) Complimenti per la regia dello streaming della sfilata, che ci ha permesso di entrare nel backstage e ammirare un Domenico Dolce e uno Stefano Gabbana che, attenti e scrupolosi, esaminavano e preparavano ogni modella prima dell’uscita, chiacchieravano con le altissime (e tantissime!) ragazze, sorridevano e, a show terminato, si scambiavano un abbraccio e salutavano le celebrities accorse. Quindi, il premio “Streaming della FW” lo consegniamo proprio a loro. Bravi, e grazie.
2) I vestiti, la collezione: un tripudio di bianco con qualche eccezione in nero e leopardato. Una cascata di ricami brillanti ma non esagerati, sangallo e merletti, trasparenze e leggerezza: siamo rimaste sbalordite.
Giacche, casacche, gonne di ogni lunghezza e ampiezza, pantaloni ampi o a palloncino, occhiali da sole a specchio, borse di pelle e tracolle a catena; se qualcuno non ne è rimasto impressionato è sicuramente per un motivo: non ha cuore.
Forse alcuni di voi penseranno “E che sarà mai?“. Per costoro, ecco un appunto: avete presente la storia di Dolce e Gabbana? Questa sfilata ha chiuso il cerchio ideale del loro continuo reinventarsi: sono tornati alla sicilianità, alle origini, alla femminilità più spiccata e rigorosa; a inizio show una serie di immagini proiettate sullo sfondo ha raccontato tale storia, quest’avventura, da Monica Bellucci a Madonna, fino a scandire ogni cardine del loro stile in parole nere su sfondo bianco.
3) Le modelle erano bellissime. Vogliamo dire, lo sono sempre, ma abbiamo visto sfilate che hanno mortificato queste ragazze: Dolce e Gabbana hanno esaltato la bellezza di ognuna di loro. Un trucco curatissimo (abbiamo visto come nel backstage i truccatori abbiano ritoccato ogni dettaglio fino all’ultimo secondo), acconciature sofisticate e, ovviamente, gli abiti strepitosi le hanno rese magnifiche.
4) Premio Soundtrack della Milan Fashion Week? La vincono sempre loro, avendo proposto… i Muse! (secondo posto, a pari merito, per Max Mara e Gaetano Navarra con gli Arcade Fire).
La morale?
Come dicevo, a sfilata terminata noi, i due geni del male che stanno dietro a The Style Book, ci siamo guardate e abbiamo deciso che, sì, pur di indossare al meglio questa collezione da sogno siamo disposte a rinunciare al ragù di cinghiale.
Domenico, Stefano, sappiamo d’essere ardite, ma vorremmo abbracciarvi.