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Maserati Experience – L’Osteria Francescana

Premetto d’aver fatto tre respiri profondi prima di merttermi a scrivere: devo infatti affrontare una parte importante della Maserati Experience che ha messo a dura prova la mia ragione.
Chi mi conosce sa bene qual è l’espressione che il mio viso assume quando si parla di cibo, di ottimi ristoranti e pietanze stravaganti; chi non mi conosce può immaginarsi la sottoscritta con il viso che s’illumina d’immenso e un sorriso piuttosto ebete.

Una diapositiva riassume meglio la situazione.


Facciamo un ingrandimento.


Ecco.

La faccia di questa persona – che sarei io – esprime tre concetti:

1) Lo chef Massimo Bottura è un genio. Artista. Grande. Le sue descrizioni sono appassionanti. Sono incantata.
2) Sto per morire di gioia. Ammazzateme pure.
3) Ho sbagliato tutto nella vita: altro che linguistico, dovevo far l’alberghiero.
Ci mancano solo le stelline negli occhi, come nei cartoni giapponesi, poi siamo a posto.

La scelta da parte di Maserati dell’Osteria Francescana dello chef Bottura è quasi scontata: una grande eccellenza italiana non può che prediligere una cucina lodata, stimata, deliziosa, innovativa e contemporaneamente legata alla tradizioni.

Il menù?

- Il ricordo di un panino alla mortadella
- Croccantino di foie gras con mandorle di Noto, nocciole del Piemonte e cuore di aceto balsamico tradizionale di Modena
- Tortino di porri scalogni di Romagna e tartufi dei colli bolognesi
- Cinque stagionature del Parmigiano Reggiano in consistenze e temperature
- Compressione di una pasta e fagioli
- Mora Romagnola laccata all’aceto balsamico tradizionale di Modena
- pre-dessert
- Paciugo di mascarpone

Il tutto accompagnato da:

- Beltaine (birra di castagne affumicate)
- Malvasia “Sorriso di cielo” La Tosa
- Sangiovese “Noi” si San Patrignano
- Malvasia passito “Vigna della volta” La Stoppa

Cioè.
L’epifania del gusto in purezza!

Per fortuna di fronte a me c’era Cinzia, e ci tenevamo sotto controllo a vicenda per evitare di scoppiare a piangere dopo i soavi bocconi.

Sono quasi imbarazzata, io, che so cucinare poco ma dimostro notevolissime skill nell’arte del mangiare a quattro palmenti, nel parlare delle emozioni provate a ogni piatto, a ogni sapore. Le mie papille gustative mi hanno più volte fatto vedere ogni divinità di tutti i pantheon esistenti, ma chi sono io per parlare di quest’arte così fine?

Quindi sono qui, che sfoglio le fotografie dei piatti, e cerco di fare una classifica di mio gradimento.
Impossibile. Cambio idea ogni cinque secondi: tutti i piatti erano straordinari.

Probabilmente il più sorprendente è stato il croccantino di foie gras, servito come un piccolo gelato, con quelle nocciole così fragranti in contrapposizione con un ripieno morbido e suadente.

E come non parlare delle cinque stagionature del Parmigiano Reggiano, io che praticamente ci son cresciuta?

Apoteosi, stima e meraviglia per la mora romagnola, che altro non è che una razza di suino a cui vorrei dedicare una statua.

Infine, aggiungete dei commensali che mi hanno veramente divertita per tutta la sera, e cosa ottenete?
Una cena perfetta.